Home arrow Medioevo arrow Montelaterone arrow Pieve di Lamula
Pieve di Lamula PDF Stampa E-mail

La Pieve di Santa Maria ad Lamulas costituisce uno dei più interessanti e significativi esempi di architettura romanica in Toscana meridionale.
Sorge in un punto strategico, a pochi metri da un torrente ed accanto ad una sorgente di acqua, caratteristiche ricorrenti in buona parte delle chiese rurali romaniche. Il termine Lamula si riferisce alle condizioni del terreno su cui sorge la chiesa. La parola di origine latina sta a significare terreno paludoso che si forma in prossimità di un fiume.
La tradizione popolare, però, vuole spiegare il termine Lamula con varie versioni di una leggenda che riguarda una mula. Si racconta che si sarebbe costruita una chiesa in onore della Madonna laddove una mula si fosse fermata. La mula si fermò inginocchiandosi dove ora è il sagrato della chiesa: in una pietra davanti al portale d'ingresso si possono distinguere le due impronte lasciate dalla mula.
Ancora oggi gli anziani chiamano la chiesa "La Pieve della Mula".
La chiesa dipese dal Monastero di San Salvatore, retto dai Benedettini, dopo passò ai Camaldolesi, infine nel 1228 ai Cistercensi che lo tennero fino al 1782 quando fu soppresso.
Lamulas diventa pieve nel 996 quando Papa Gregorio V concede il "Sacrum Baptismum". Solo la pieve ha il fonte battesimale ed il cimitero, e quindi solo ad essa spetta il diritto del battesimo e del rito funebre.
Dopo il mille la popolazione si sposta in alto e sorge Montelaterone, però la sua importanza è sempre molta, tanto che, intorno alla metà del XIII secolo, si svolge ancora il mercato sabatino autorizzato dal Re Guido nell'892.
La Pieve è immersa nella pace dei castagni ed è accogliente nella sua penombra. Come le chiese romaniche è orientata ad ovest e per entrare si deve scendere uno scalino.
È a schema basilicale a tre navate delimitate da tre pilastri per lato. Il materiale usato è per la maggior parte trachite. La copertura lignea è a capanna sostenuta direttamente da pilastri.
Ci si trovano molte asimmetrie. L'occhio della facciata, dall'interno, è fuori asse rispetto al colmo del tetto. La navata di sinistra è più larga, ha l'arcatura di fondo strambata e sembra essere "storta". Dimensioni diverse hanno anche le tre colonne circolari, con altezze e basamenti diversi e quindi ci fanno pensare ad una scelta precisa dei costruttori. Inoltre si sa che nel Medio Evo la simmetria era considerata simbolo di morte e quindi l'asimmetria era vista come movimento e come vita. Il presbiterio della Pieve è stato definito "una delle più compiute e mature interpretazioni dei canoni architettonici romanici dell'intero territorio senese" (Moretti Italo, Romanico nell'Amiata).
La Pieve ha tre absidi, all'esterno solo l'absidale di sinistra ha conservato alcune parti originali.
Nei tempi subì diverse trasformazioni. Nel 1935 cominciò l'opera di ripristino che portò la chiesa allo stato attuale. I lavori durarono otto anni. Le pareti furono ripulite, furono tolti gli stucchi e l'altare barocco, il pavimento fu sbassato e comparvero le basi delle colonne; vennero costruiti gli altari delle due absidi laterali e ricostruite quattro monofore sul modello di quelle rinvenute dopo la pulitura delle pareti.
La Chiesa conserva una statua lignea che rappresenta la Madonna col bambino posta sopra l'altare maggiore; è della scuola senese della prima metà del quattrocento; l'attribuzione è incerta tra la Bottega di Domenico di Niccolò dè Cori e quella di Domenico Valdambrino o scuola di Jacopo della Quercia.


Prossimo >